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Moral Machine

martedì 10 ottobre 2017
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Il futuro degli spostamenti su strada passa per la guida autonoma e prima o poi le nostre vite inizieranno a somigliare a quelle che abbiamo visto nei film di fantascienza. La trama sarà più affine con quella di “Ritorno al futuro” o con quella di Dredd, il poliziotto-giudice interpretato da Sylvester Stallone che arresta e condanna istantaneamente? La domanda è lecida se consideriamo che le “driverless car” si scontreranno con dilemmi etici piuttosto complessi. Sicuramente a lungo termine saranno più sicure di quelle tradizionali, proprio per la capacità di ridurre al minimo l’errore, ma che cosa succederà quando questo errore, umano o no, si presenterà?

Come dovrà comportarsi un veicolo a guida autonoma quando si appresterà ad affrontare l’inevitabile? Quando i suoi sensori e il suo software avranno capito che non è possibile uscire da una situazione di pericolo, che priorità dovrà avere? Consideriamo ad esempio una situazione in cui un anziano attraversi fuori dalle strisce pedonali o con il semaforo rosso e la driverless car ha a bordo una famiglia con figli piccoli, come dovrebbe comportarsi in quella circostanza? Rischiare una manovra di emergenza per salvare il pedone mettendo a repentaglio i passeggeri, oppure sacrificare il malcapitato e salvaguardare la famiglia?

L’esempio vi sembrerà piuttosto forte, ma sappiate che ogni anno nel mondo muoiono circa 1,25 milioni di persone – automobilisti, motociclisti, ciclisti, pedoni e via dicendo -  a causa di incidenti stradali. Incidenti causati nella maggior parte dei casi da errori umani e quindi quasi del tutto casuali, anche e soprattutto nella dinamica. Quando un umano si trova in una situazione di emergenza reagisce d’istinto, non fa valutazioni razionali. La legge solitamente prevede pene per chi causa incidenti guidando in condizioni non idonee o scorrettamente, ma in una situazione come quella descritta prima, un guidatore sobrio, lucido e rispettoso del codice non subirebbe conseguenze per avere ucciso l’anziano e la vicenda sarebbe accettata come “fatalità”.

Che succede quando a decidere invece sono le auto? Quando non ci sono le emozioni a prendere il sopravvento, la scelta sarà dettata da fattori numerici e statistici ed è qui che ci interroghiamo sull’etica e sulla morale. Quali e quanti sono i criteri idonei per decidere a cosa dare la priorità e quali vite si debbano salvare a discapito di altre? Età, sesso, condizione fisica, rilevanza sociale, rispetto delle regole…la lista è lunga e le preferenze potrebbero essere molto soggettive. Prima che queste tecnologie diventino uno strumento presente sulle nostre strade, I legislatori di tutto il mondo si troveranno a stabilire quali persone sono più sacrificabili delle altre e quindi di fatto a “gestire” circa 1 milione di morti ogni anno. Un dato che lascia senza fiato benché in parte teorico siccome comprende anche i Paesi a basso tasso di sviluppo dove la guida autonoma arriverà molto più tardi, ma fa comunque molto effetto.
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